La tassazione delle grandi multinazionali tecnologiche è di nuovo al centro delle tensioni tra Europa e Stati Uniti, e l’accordo globale del 2021, che avrebbe dovuto risolvere il problema, è nei fatti bloccato. In un’intervista al Financial Times, il segretario generale dell’Ocse Mathias Cormann ha chiesto ai governi di resistere alla tentazione di procedere da soli, avvertendo che un approccio frammentato “è negativo per le imprese, per il commercio e gli investimenti, negativo per la crescita”.
Le parole di Cormann arrivano mentre diversi governi europei spingono privatamente per un’imposta sui servizi digitali a livello UE. Francia, Spagna, Italia, Austria, Danimarca, Ungheria, Polonia e Portogallo hanno già introdotto una propria tassa digitale nazionale, con aliquote che variano dal 2% al 7,5%. Queste misure erano nate come soluzione temporanea in attesa di un accordo globale. Ma quell’accordo non è arrivato, e la pazienza di molte capitali europee si sta esaurendo.
Il Pillar One è morto?
L’intesa siglata nel 2021 da 136 Paesi si reggeva su due pilastri. Il secondo, che prevede un’aliquota minima globale del 15% sulle società, sta andando avanti: l’UE ha già recepito le regole nella propria legislazione e ha rafforzato i meccanismi di cooperazione tra le autorità fiscali degli Stati membri. Il primo pilastro, quello che avrebbe obbligato le cento maggiori multinazionali, molte delle quali tech, a pagare più tasse nei paesi in cui operano effettivamente, è un’altra storia.
Negli ultimi mesi i negoziatori americani hanno fatto capire che non intendono tornare al vecchio schema. All’EU Tax Symposium di Bruxelles a marzo, la vicesegretaria al Tesoro Usa Rebecca Burch ha sottolineato che qualsiasi progresso richiederebbe di riesaminare questioni fondamentali, incluso se e come l’economia digitale debba essere tassata.
Un lobbista americano vicino ai negoziati ha detto al FT in modo ancora più esplicito che il Pillar One è “morto sotto il suo stesso peso” e che Washington non tornerà a nessuna soluzione simile “finché non saprà esattamente qual è il problema”.
La minaccia di Washington
Dietro l’immobilismo c’è anche una ragione politica concreta: Trump ha più volte minacciato dazi punitivi contro i paesi che introducono proprie imposte digitali.
Il Canada ne ha fatto esperienza diretta: aveva pianificato una tech tax l’anno scorso, l’ha revocata poche ore prima dell’entrata in vigore sotto la pressione di Washington. Il portavoce della Casa Bianca ha ribadito che Trump “ha inequivocabilmente avvertito i partner commerciali di non imporre tasse sui servizi digitali”, pur lasciando aperta la porta a “un dialogo costruttivo”.
Le tasse digitali nazionali vengono percepite negli Usa come discriminatorie nei confronti delle aziende americane, e l’amministrazione Trump ha risposto con minacce tariffarie per spingere i paesi ad abbandonarle. Anche per questo diversi paesi europei preferirebbero agire sotto l’ombrello di una misura comune Ue, che sarebbe politicamente più difficile da attaccare bilateralmente rispetto a una legge nazionale.
La Commissione europea in mezzo al guado
La Commissione europea ha dichiarato sin dall’inizio del suo mandato nel 2024 di preferire una soluzione multilaterale, riservandosi però l’opzione di un’azione unilaterale europea. Un funzionario Ue ha detto al FT che, a meno che l’Ocse non riesca a far avanzare il dossier, “non posso escludere che le cose vadano avanti a livello europeo”. L’Ue sta pianificando di presentare nuove misure di tassazione digitale entro la fine dell’anno.
Cormann ha risposto che un’imposta digitale europea non sarebbe “ideale”, sostenendo che le stesse multinazionali Usa preferiscono un approccio globale concordato a una proliferazione di misure diverse. Ha però riconosciuto i limiti della sua posizione: “Se fosse facile, sarebbe già stato fatto.”
I ministri delle Finanze del G7, nel loro incontro di maggio, hanno chiesto all’Ocse di riferire entro fine anno sui progressi verso una “comprensione condivisa” delle sfide fiscali dell’economia digitale, una formulazione abbastanza vaga da non impegnare nessuno a nulla di concreto, ma abbastanza formale da tenere il dossier tecnicamente aperto.

